Dec
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Mon
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L’Africa è un mondo fisico, inteso come piena e nuda fisicità, l’Africa è fisica perché non costellata da reti di strade e bande di automobili, è fisica perché la vita si spiega lungo percorsi non asfaltati, che portano ad un bacino d’acqua per lavare i panni, a campi coltivati per assicurarsi il cibo, a luoghi di preghiera per sovrapporre in un attimo cielo e terra, a stregoni imbottiti di riti e consigli, attraverso il contatto con altri occhi, altre mani, altri corpi, altra terra calpestata da altri piedi. Il saluto in Africa è lungo e ripetitivo, perché la fisicità non ha tempo, ed al tempo stesso il tempo ha bisogno di essere misurato e sospeso per averne il dominio, ha bisogno di persone che s’incontrano e si fermano piede contro piede, mano nella mano. Un’ ora di viaggio in Africa diventa un giorno intenso di vita e di incontri, i piedi l’unico strumento di cui si ha bisogno per vivere. Come dice Leroi-Gouran (1982) la specie umana ha ‘inizio con i piedi’, la facoltà di comprendere la realtà esplorandola e sfruttandola nasce nel momento in cui l’uomo si alza su due piedi. Camminare per bisogno o piacere è vivere attraverso il corpo, forse per questo in Africa è tutto più fisico, e la consapevolezza del proprio corpo ed il godimento nel possederlo ed utilizzarlo è più evidente e meno comprensibile perché riacquista di naturalezza e originalità primordiale. Ogni paesaggio è reso vivo da sentieri nascosti che salgono e scendono per colline e valli, intervallato dai colori accesi di uomini che marciano con rassegnata tranquillità e rigore, la vera Africa è quella che si nasconde dalle strade asfaltate e da occhi indiscreti, è quella che si protegge e resiste ai rumori ed al grigiore della modernità, tra il silenzio dei bananeti, il candore della manioca essiccata al sole, dei panni stesi su di un cespuglio, di piedi nudi sulla terra rossa.
L’Africa è il mondo del tempo, il ritmo è scandito dai colori del cielo, ci si sveglia al sorgere del sole, ci si addormenta al calare della notte, il giorno inizia sul sentiero di sempre, scorre al suono regolare della zappa, e volge al termine al peso di fagotti e grossi sacchi portati sulla testa verso casa. L’Africa possiede il tempo, il tempo di fermarsi al tramonto per godere il sapore della birra di banana o di sorgo, quello per raccontarsi una storia dinnanzi al fuoco, per riposarsi all’ombra di un mango, l’unica fretta, a volte, è quella di arrivare a casa prima che cada la pioggia o prima del calar del sole.
L’Africa è il mondo delle origini in cui si trova l’essenziale, una bevanda calda e polenta di mais o manioca, un abito giusto per coprire il pudore e la bellezza della nudità, un giaciglio su cui adagiarsi ed una finestra per ascoltare il ritmo della natura, protagonisti dei più meravigliosi e incontaminati spettacoli della vita sulla terra.
L’Africa è il mondo in cui non si è mai soli, nel bel mezzo del deserto, di una foresta, di un’isola distesa in un lago immenso, ci sono occhi che scrutano, voci che s’interrogano, mani che si cercano. L’Africa lascia sempre spazio ad ogni nuovo arrivo, in Africa c’è sempre posto, posto per una sedia in più, una bocca in più, una mano in più, un giaciglio in più.
Ma l’Africa è anche il continente in guerra, quello di sangue, diamanti e bambini soldato, quello di ventri gonfi e occhi incrostati di lacrime, dilaniato dalla fame e dai limiti della follia umana, divorato da grandi metropoli invivibili e contraddittorie, dallo scontro con la modernità e la globalizzazione, dall’individualismo e l’avidità, da quel fatalismo che sconfina nella rassegnazione e nell’irresponsabilità, è il continente della corruzione e delle divisioni, del razzismo e di due sole categorie sociali, della perdita delle conquiste dell’uomo in termini di libertà di scelta e dignità, quello di ricchezze inimmaginabili che meritano prese di coscienza. E’ l’Africa dei grandi drammi e delle tragedie inascoltate, dei giri di affari milionari sulle pelle di cittadini di seconda mano, il sogno infranto ma ancora vivo dell’unità e della rivalsa.
L’Africa ha tante immagini e rappresentazioni, ognuna non è meno vera delle altre!
L’Africa è il mondo del tempo, il ritmo è scandito dai colori del cielo, ci si sveglia al sorgere del sole, ci si addormenta al calare della notte, il giorno inizia sul sentiero di sempre, scorre al suono regolare della zappa, e volge al termine al peso di fagotti e grossi sacchi portati sulla testa verso casa. L’Africa possiede il tempo, il tempo di fermarsi al tramonto per godere il sapore della birra di banana o di sorgo, quello per raccontarsi una storia dinnanzi al fuoco, per riposarsi all’ombra di un mango, l’unica fretta, a volte, è quella di arrivare a casa prima che cada la pioggia o prima del calar del sole.
L’Africa è il mondo delle origini in cui si trova l’essenziale, una bevanda calda e polenta di mais o manioca, un abito giusto per coprire il pudore e la bellezza della nudità, un giaciglio su cui adagiarsi ed una finestra per ascoltare il ritmo della natura, protagonisti dei più meravigliosi e incontaminati spettacoli della vita sulla terra.
L’Africa è il mondo in cui non si è mai soli, nel bel mezzo del deserto, di una foresta, di un’isola distesa in un lago immenso, ci sono occhi che scrutano, voci che s’interrogano, mani che si cercano. L’Africa lascia sempre spazio ad ogni nuovo arrivo, in Africa c’è sempre posto, posto per una sedia in più, una bocca in più, una mano in più, un giaciglio in più.
Ma l’Africa è anche il continente in guerra, quello di sangue, diamanti e bambini soldato, quello di ventri gonfi e occhi incrostati di lacrime, dilaniato dalla fame e dai limiti della follia umana, divorato da grandi metropoli invivibili e contraddittorie, dallo scontro con la modernità e la globalizzazione, dall’individualismo e l’avidità, da quel fatalismo che sconfina nella rassegnazione e nell’irresponsabilità, è il continente della corruzione e delle divisioni, del razzismo e di due sole categorie sociali, della perdita delle conquiste dell’uomo in termini di libertà di scelta e dignità, quello di ricchezze inimmaginabili che meritano prese di coscienza. E’ l’Africa dei grandi drammi e delle tragedie inascoltate, dei giri di affari milionari sulle pelle di cittadini di seconda mano, il sogno infranto ma ancora vivo dell’unità e della rivalsa.
L’Africa ha tante immagini e rappresentazioni, ognuna non è meno vera delle altre!
— “Nel continente nero”, tratto dal blog Occhi e Spari