Nov
17th
Sat
17th
Quando parto, ed esco da una stanza d’albergo, provo la sensazione di aver lasciato qualcosa. Non il caricabatterie del cellulare, il dentifricio o il rasoio (come, in effetti, accade). Piuttosto, una traccia. Una cosa senza importanza, una sorta di filamento invisibile. In molti posti non tornerò più, in altri tornerò diverso, e diverso sarà lo spettacolo dalla finestra - sempre che non mi abbiano rifilato una camera affacciata sull’impianto di condizionamento, o così buia da pensare a un’eclissi (mi è successo, a New York).[…]
Anche in questo viaggio ho celebrato le mie private cerimonie degli addii. Prima di uscire - bagaglio a rotelle, faccio da solo - mi fermo a salutare. Non una persona, ma un luogo dov’è passata, senza rumore, la mia vita. Enzo Biagi, anni fa, ha scritto un libro, “Mille Camere”. Gli ho sempre invidiato quel titolo, e quello sguardo. Si viaggia sempre, in attesa dell’ultimo check-out. Grazie di tutto, EB.
Anche in questo viaggio ho celebrato le mie private cerimonie degli addii. Prima di uscire - bagaglio a rotelle, faccio da solo - mi fermo a salutare. Non una persona, ma un luogo dov’è passata, senza rumore, la mia vita. Enzo Biagi, anni fa, ha scritto un libro, “Mille Camere”. Gli ho sempre invidiato quel titolo, e quello sguardo. Si viaggia sempre, in attesa dell’ultimo check-out. Grazie di tutto, EB.
— “L’ultimo check-out, saluto a Biagi”, articolo tratto dalla rubrica Italians di Beppe Severgnini