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Tumblelog di Amal.

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Feb
11th
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Jan
12th
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Dio ha creato paesi ricchi d’acqua perché gli uomini ci vivano, i deserti perché vi trovino la propria anima
— Proverbio Tuareg
Jan
8th
Thu
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tratto da qui 

tratto da qui 

Jan
7th
Wed
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Duaa for the People of Gaza

Oh Allah, the most Exalted, the most Blessed
The ever living who never dies
The one who sustains all that exists,
In Your mercy we seek refuge

Oh Allah, rescue the people of Gaza
Oh Allah, rescue the people of Gaza
Oh Allah, rescue the people of Gaza
Oh Allah, mitigate their sorrow and grief
Oh Allah, cause a rapid relief

Oh Allah, You are the loving, the Originator, The Restorer
Oh Allah, The Lord of the glorious throne
Oh Allah, you are the Doer of all that you want
And the Doer of what we can’t
We ask you- by the glory of Your face that filled Your heavens, and we ask you by the power You have over your creation-
to save the people of Gaza
Oh Allah, save the people of Gaza for You are the Rescuer of the weak and the oppressed

Oh Allah, grant them steadfastness and patience
Oh Allah, make their hearts firm and strong
Oh Allah, descent peace and warmth unto them in this bitter cold
Oh Allah, provide shelter and security to them
Oh Allah, replace the darkness of the city with light in their hearts and unto all their senses

Oh Allah, accept their martyrs and cure the injured
Oh Allah, send your mercy unto the mothers who lost their children, and the wives who lost their husbands, and the kids who lost their parents
Oh Allah, send your mercy unto the elders who bow for the glory of Your face.

Oh Allah, the most Exalted, the most Blessed
The ever living who never dies
The one who sustains all that exists,
In Your mercy we seek refuge

Ameen!

دعاء لأهل غزة

يا ذا الجلال والإكرام.. يا حي يا قيوم

برحمتك نستغيث
اللهم أغث أهل غزة

اللهم أغث أهل غزة

الهم .. اكشف عنهم الكرب..

اللهم عجّل بالفـرج..

يا ودود يا ودود… يا ذا العرش المجيد… يا مبدئ يا معيد…

يا فعالا لما يريد… نسألك بنور وجهك الذي ملأ أركان عرشك

ونسألك بقدرتك التي قدرت بها على جميع خلقك.

. أغث أهل غزة… يا مغيث أغث أهل غزة…”

اللهم أغث أهل غزة

اللهم اشدد أزرهم

اللهم أربط على قلوبهم

اللهم أنزل عليهم دفئا وسلاما

وأمنا وأمانا

فى هذا البرد القارس

اللهم اجعل من الظلام نورا

فى قوبهم ونورا فى سمعهم

ونورا من فوقهم ونورا من تحتهم

اللهم تقبل شهدائهم واشف مرضاهم

وارحم الأمهات الثكالى والزوجات الأرامل

يا ذا الجلال والإكرام.. يا حي يا قيوم
برحمتك نستغيث

آمين

Dec
18th
Thu
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E invece…

Ho appena realizzato di non aver capito nulla di Gozzano.

I ricordi -tutt’altro che remoti- di quell’unico esame di letteratura italiana della mia carriera universitaria l’avevano relegato in un angolo polveroso della mia memoria, ammonticchiato in un posto imprecisato tra i futuristi strampalati e l’imponente Pasolini con su l’etichetta di poeta grigio e malinconico, ma di quella malinconia insopportabilmente indolente.

Ma devo essermi sbagliata. Ho appena letto  un Gozzano fresco, malandrino e divertito, fine e fino osservatore. Perfino un po’ malizioso.

E che nostalgia di quella femminilità di velette e guanti…e confetterie…

Grazie a Marina per aver riproposto questa poesia, ottima scelta!

Nov
23rd
Sun
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Pur essendo povero ho un idea decisamente romantico-francescana dei poveri. L’ardito (quanto inappropriato) neologismo era per dire che da sempre associo alla parola poveri senso di misura, dignità, intelligenza ,sobrietà e financo eleganza. Credo che questo modo di vedere mi derivi dalle troppe estati trascorse in campagna, in Marocco, con compagni di gioco figli di contadini. Non c’era né la televisione né l’acqua corrente e se capitava mi fermavo a mangiare a casa di qualcuno dei miei amichetti spesso e volentieri il pasto era a base di tè alla menta e pane di granoturco. Per quanto la location e il menù e possano sembrare spartani vi assicuro che i sorrisi di chi lo offriva, il raro senso di ospitalità e l ‘evidente gioia nel condivedere erano un companatico che ho poi inutilmente cercato anche in mense e dispense di gran lunga meglio rifornite.[…]
— “Beati i poveri perché non inquinano” (M. Malih), reperibile qui
Nov
9th
Sun
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[…]Esistono i confini e non sempre sono luoghi di passaggio che si attraversano in un attimo. Spesso sono luoghi in cui si resta, in cui si abita, in cui ci si ritrova o si decide di stare.

Il confine è un luogo che si trova tra due mondi, un luogo con un sacco di finestre per guardare e parapetti bassi, da cui è possibile saltare di qua o di là da un momento all’altro. E’ un luogo pericoloso, il confine, un luogo che ti fa sentire straniero, escluso, rifiutato e solo comunque, un luogo che ti toglie l’identità e ti appanna la vista.

Ma è anche un luogo che ti permette di scegliere con criterio, il confine. Chi non ci passa – e non ci sosta – è destinato alla vita che ha o a quella che ha scelto impulsivamente in un solo momento, seguendo un istinto fugace. […]

I confini, già…i confini…

“Khadija e il sogno-miraggio di un Islam perfetto”, reperibile qui

Nov
4th
Tue
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[…]We need a clear break with that sordid epoch. John McCain is as outraged by Guantanamo as Barack Obama, but he continues the misplaced focus of American foreign policy on Iraq. And he seems to share the Bush administration’s idea that terrorism is the greatest threat facing this country.

Barack Obama has outlined a commitment to extricate ourselves from a colossal foreign policy mistake. This plan, derided as naive by the Republicans, is in line with the wishes of the Iraqis, and will allow us to realign our foreign policy priorities to deal with far more substantial threats to our national interest. […]

[…]My hope — and I’ll admit that it’s only a hope — is that Obama is smart enough to know, like Roosevelt, that “the only thing we have to fear is fear itself,” and will use the power of the presidency to reverse the fear-driven policies of the past seven years. […]

— Tim O’Really, “Why I support Barack Obama” tratto da qui
Oct
23rd
Thu
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[…]Ogni segreto è racchiuso in un attimo, distillato in gocce di ricordi. Ci sono attimi in cui non c’è bisogno di parole,non c’è bisogno di dire nulla,in cui resti a guardare,semplicemente,quel che c’è intorno e ciò che possiedi. Senti tutto perfettamente, mentre guardi albe e tramonti che sembrano uguali .Ci sono momenti in cui non c’è bisogno di parole. Scopri che la vita ha le sfumature del cielo e le forme delle nuvole strane,allora riprendi colore,energia,torni a vivere e credi che è giusto, comprendi che “desiderare di desiderare” è per sempre e fa brillare gli occhi e vivere insieme alle persone che ami e che devi ricordare.[…]
— “Nuvole assonnate”, Anna Soranna. Tratto da qui
Jun
25th
Wed
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Perchè quando ho i tuoi piedi tra le mani socchiudo gli occhi, rimanendo sospesa tra il sogno e la veglia, percorrendo con immagini sempre differenti le strade che avrai percorso, i viaggi che sulla pianta hai impresso passo dopo passo, una cartografia di memoria e follia tesa su cui passeggio. Mentre le mie dita ti massaggiano penetrando dolcemente nella carne, percepisco la tua stanchezza, il ritmo del tuo tempo scandito in passi, il calore sotto ai tuoi piedi e la terra che manca, sotto ad essi. Mi chiedo dei tuoi talloni di Achille, del tuo slancio prima di un grande salto, del timore e del brivido prima della caduta, della rapidità verso un treno da non perdere, e della lentezza incontro ad un bacio da tenere per tutto il tempo del viaggio. I tuoi piedi tra le mie mani, sono come pagine aperte che leggo sotto i miei polpastrelli delicati e curiosi, mentre l’aria si inebria di schiuma e olii essenziali. Leggera l’unghia, ed è un lieve sorriso, come quando da bambini per un solletico le risate si facevano fragorose. Di quali segreti cammini e vicoli potrei percepire la memoria epidermica raccolta in pieghe e segni sulla pelle? Di quali voli si sono alleggeriti per staccarsi da terra e planare in desideri, di quali tristezza si sono invece caricati fino a sprofondare sulla terra.
Il sapore della terra che indossi è una linfa trasmessa dai tuoi passi ai miei gesti, silenziosamente. Scivolo così delicatamente succhiando emozioni senza parole. Sui tuoi piedi premo più forte, come se tutta la mia energia dal cuore fluisse decisa e libera fino alla punta delle mie dita, come fosse il tappeto di un ring, o quasi aggrappandomi come scoglio tra le onde. Le mie dita: vorrebbero scorrere come tempo sui tasti di un pianoforte, vorrebbero inseguire come l’indice tremante sull’orizzonte, ma attento come sulle ultime righe di un romanzo incompiuto. E impasto creme tra le dita, senza più distinguere con certezza dove finisce la mia pelle ed inizia la tua.
—   I piedi tra le mani, tratto da qui